Ecco perché il termine MAMMO non mi piace

Di recente mi è capitato di leggere un post pubblicato da una mamma blog e, devo essere sincera, non mi è piaciuto tantissimo. Secondo  l’autrice praticamente tutti gli uomini, non appena diventano padri, nascondono la testa sotto la sabbia e lasciano tutte le responsabilità relative alla cura nel neonato alle madri. Un neo papà risulta quindi inutile, non classificabile e già pronto con l’atto di separazione sotto il cuscino, più tutta una serie di luoghi comuni per cui gli uomini non cambiano il pannolino e non cullano i propri bambini neanche per 10 minuti.

Ora io trovo un pochino strano leggere così tante banalità nello stesso articolo, soprattutto quando a scriverle è una donna giovane, istruita dinamica, simpatica e molto attenta alle nuove tendenze. Una ragazza molto simile a me a dire il vero.

Una speranza a quanto pare però c’è. Sono i mammi. I MAMMI.

Ora proverò a spiegarvi perché, secondo me, il termine MAMMO, oltre ad essere oltremodo anacronistico, risulta persino un poco fastidioso. Chi utilizza questa parola intende presumibilmente riferirsi ad un uomo che, in via del tutto eccezionale, ricopre ruolo e mansioni di qualcun altro, della mamma nello specifico. L’allusione, in questo caso, è verso il lavoro di cura che normalmente una mamma esercita nei confronti della casa, dei figli e del coniuge. Dunque perché la necessità di coniugare un termine per il quale esiste già la versione maschile, e cioè padre?

La parola padre non esprime forse lo stesso concetto del termine madre, riferendosi semplicemente al genitore di genere maschile? Ecco, non dovrebbe quindi risultare troppo difficile inserirlo in una frase di senso compiuto.

Il problema è che è ancora molto diffusa l’idea che le due parole esprimano due concetti diversi e ben separati ed è quindi questo il motivo per cui, per alcuni, si rendere necessario utilizzare il termine mammo per descrivere un uomo che si occupa di suo figlio, della casa, della cucina. In altre parole, un uomo che fa il padre.

Al di là delle esperienze personali che saranno senz’altro una diversa dall’altra, sarebbe apprezzabile che gli uomini non venissero considerati tutti come inetti incapaci di provvedere al benessere dei loro figli, se non di quello prettamente economico. Se le pari opportunità di genere sono ancora un lontano miraggio in tanti ambiti della nostra quotidianità, un buon punto di partenza è proprio quello di auto-considerarci alla pari almeno nella sfera familiare.

Detto questo, saluto tutti i “mammi” d’Italia, che cullano instancabilmente i loro figli per ore, che richiedono i congedi parentali, che si occupano dell’inserimento al nido e che mostrano orgogliosi i loro pargoli alle vicine di casa attempate!

 

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