La Tate Modern di Londra e le sue opere: impressioni di una neofita.

La Tate Modern di Londra è il museo di arte moderna che nel mondo attira più visitatori. L’effetto che si ha appena ci si mette piede è dirompente: o la sia ama o la si odia. Per comprendere le opere custodite al suo interno ci vuole un grande lavoro di riflessione ma non pensate che sia un’impresa impossibile o riservata solo agli esperti del settore. Io la Tate Modern l’ho adorata, letteralmente, non tanto per ciò che ho potuto osservare, quanto piuttosto per i ragionamenti che mi ha ispirato. Oltre a cosa vedere, vorrei provare a raccontare l’esperienza che si vive una volta entrati in questo museo, uno dei più celebri al mondo, anche senza sapere poco o niente di arte moderna. Perché le esposizioni, secondo me, non sono fatte solo per gli eruditi, devono invece rivolgersi anche a chi vuole imparare qualcosa di nuovo. Del resto, questo è uno dei motivi principali per cui si viaggia.

Il primo quarto d’ora che ho trascorso all’interno della Tate Modern di Londra mi ha causato una sensazione di smarrimento totalmente inaspettata. Non capivo nulla di ciò che stavo guardando. Più o meno come quando, per la prima volta, mi sono ritrovata davanti ad uno studio di funzioni. La differenza è che la matematica non mi ha mai spinta al ragionamento, mentre l’arte l’ho sempre trovata più interessante. Cosa vedere alla Tate Modern? Questa non vuole essere una guida tecnica sulle opere della Tate Modern, sulla loro storia e sulla loro interpretazione ma solo il racconto di un visitatore un po’ inesperto, perciò, se state cercando uno spunto per una tesina vi dico subito che avete sbagliato blog.

LA TATE MODERN E LE SUE OPERE: IMPRESSIONI DI UNA NEOFITA.

La Tate Modern di Londra trova sede in una vecchia centrale elettrica dismessa nel 1981 e le esposizioni (permanenti e temporanee) sono disposte su cinque piani che si snodano attorno alla Turbine Hall (nel 2016 è stata inaugurata una nuova, mastodontica area che ha ampliato notevolmente la capacità espositiva della Tate Modern). Le opere delle collezioni permanenti sono disposte al terzo e quinto piano, gli altri due sono riservati ad esposizioni temporanee, mentre al piano terra si trova la biglietteria, una caffetteria ed un negozio. La Tate Modern è aperta al pubblico dal lunedì al giovedi dalle 10 alle 18 e dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 22. L’ingresso è gratuito (come buona parte dei musei di Londra), escluso l’accesso ad alcune esposizioni temporanee.

Da dove cominciare per raccontare un po’ della Tate Modern? Dato che non voglio seguire un ordine da catalogo, andrò ad istinto. Le opere che più si prestano ad un’interpretazione “veloce” sono le tele, le pitture, quelle che noi comuni mortali chiamiamo quadri. Alla Tate Modern si trovano opere appartenenti alle correnti più disparate e comprenderle senza un minimo di conoscenza pregressa è difficile. Alcune ti sembrano belle semplicemente perché “artistiche” (penso a Pollock e a Rothko), altre sono talmente famose che non ti poni domande (Picasso, Warhol, Dalì, Renoir, Kandinsky) altre invece proprio non le comprendi (come ad esempio Morning di Agnes Martin o IKB 79 di Yves Klein oppure ancora Spatial Concept Waiting di Lucio Fontana).

L’opera che certamente mi ha colpita di più è stata “Summertime: Number 9A” (1948), di Jackson Pollock, massima espressione dell’Action Painting (che consiste nel far cadere la pittura direttamente sulla tela o lanciarla in modo apparentemente casuale) di cui il pittore statunitense fu rappresentate di massimo rilievo (lui era solito poggiare la tela sul pavimento per poi far gocciolare o schizzare la pittura dall’alto). Un tela mastodontica, lunga oltre 5 metri, che mi ha resa immobile per dieci minuti. Le opere di Pollock sono tra le prime ad aver messo zizzania tra i critici dell’epoca.

Jackson Pollock
Summertime: Number 9A di Jackson Pollock (Credits by Simon Q, licenza Creative Commons, nessuna modifica apportata)
lucio fontana
Spatial Concept “Waiting” – Lucio Fontana. (Credits by appelogen.be Licenza Creative Commons)

Lo stesso effetto l’ho avuto con “Untitled” (1950-52) di Mark Rothko, conosciuto come esponente dell’espressionismo astratto: due metri di rettangoli fluttuanti, nebbiosi, che si sviluppano in verticale. Bellissimo. Uno di quei quadri che ho sentito definire spesso con qualcosa del tipo “Mi figlio di cinque anni saprebbe fare di meglio”. Vabbè. Diverso invece il discorso per un’opera come “Spatial Concept Waiting” di Lucio Fontana. Senza saper né leggere né scrivere, la guardo con aria interrogativa: vedo “solo” una tela tagliata a metà. Gli estimatori del genere mi perdoneranno per aver detto una tale bestialità. In realtà, i tagli che Fontana eseguiva sulle sue opere erano progettati con uno studio quasi maniacale, benché realizzati in pochi secondi. L’intento dell’artista, argentino di origine e fondatore del movimento spazialista, era quello di costruire, non di distruggere, e di uscire dai convenzionali concetti di spazio, dando più dimensioni alla stessa tela (rilievi, buchi, tagli).

È proprio davanti ad un’opera come questa che cominci a chiederti chi sia a stabilire cosa sia arte e cosa invece non lo sia affatto. La verità è che l’arte, in particolare quella moderna e contemporanea, è una costruzione sociale. Esiste un processo culturale che porta alla definizione di ciò può rientrare all’interno della categoria, diversamente da quanto avveniva con l’arte definita classica ed oggettivamente riconoscibile (credo che nessuno abbia mai messo in dubbio un’opera di Leonardo). L’arte moderna richiede una riflessione su sé stessa, non viene più data per scontata.

E poi arriva lei, la Fontana di Marcel Duchamp e non capisci più nulla, o meglio, capisci che i conti tornano. Se anche un volgare orinatorio può essere definito un’opera d’arte, allora è chiaro che dietro esiste un processo di attribuzione ben definito. “Fountain” è l’esempio universalmente più conosciuto di ready-made, ovvero di quegli oggetti di uso comune che, una volta svuotati del loro scopo originario, vengono esposti e definiti come opere d’arte, di cui alcuni esempi si trovano proprio alla Tate Modern (ad esempio “Merda d’Artista” di Piero Manzoni o “The bride stripped bare by her bachelors, even” sempre di Duchamps). Marcel Duchamp ha proposto la sua “fontana” con uno scopo preciso, quello di superare le categorie estetiche tradizionali trasgredendo le forme e gli stili, superando l’arte considerata classica. Una sorta di negazione di tutto ciò che è venuto prima.

duchamps
Fountain – Marcel Duchamps (Credits by Steven Zucker Licenza creative commons)

La Tate Modern è piena di opere di questo tipo: tele, sculture, installazioni, fotografie, video, riproduzioni musicali. Tutto qui può apparire “strano” ed incomprensibile ma il bello credo che sia proprio questo. Ho visitato tanti musei nella mia piccola carriera di viaggiatrice ma nessuno di questi mi costretta a pensare tanto quanto la Tate Modern. Per questo credo che sia una meta irrinunciabile per chiunque si trovi a Londra.

Le mie riflessioni, a questo punto, finiscono qui. L’avevo detto che non sarebbe stata una vera e propria guida, non avrei comunque avuto le giuste conoscenze per poterne scrivere una. Ho voluto scrivere questo articolo più che altro perché credo che, in fin dei conti l’arte, anche quella più difficile e riflessiva, sia in ogni caso democratica e che anche una neofita del genere come la sottoscritta possa essere libera di provare ad interpretarla, anche se a modo suo.

Questo articolo viene pubblicato in occasione del World Art Day 2017 con il patrocinio dell’Associazione Internazionale Arti Plastiche Italia ed è una delle tante tappe del #viaggiovirtuale tra blogger che anche questo mese è stato organizzato nel gruppo Facebook “Progetto Blog”. Date un’cchiata alle altre fermate del viaggio!

Viaggio Virtuale ARTE (1)

In occasione del The World Art Day tre giovani artisti autodidatti ci dimostrano come il talento sia nulla senza il duro lavoro.  Da Frida Kahlo a Jean-Michel Basquiat, la storia dell’arte è piena di esempi di grandi artisti che hanno raggiunto la notorietà pur non avendo alle spalle una formazione artistica. Oggi vi vogliamo raccontare tre storie di artisti accomunati da due cose: l’essere degli Iperrealisti ed essere autodidatti.

http://artemperature.com/2017/04/15/hyperealism-in-occasione-del-the-world-art-day-tre-giovani-artisti-autodidatti-ci-dimostrano-come-il-talento-sia-nulla-senza-il-duro-lavoro

L’architettura è arte? Spesso si identifica la differenza tra l’architettura e l’arte come l’utilità contro la mancanza di essa. L’utilità più alta dell’architettura è quella di muovere qualcosa nel nostro profondo.

http://www.creativeaptitude.it/2017/04/15/larchitettura-e-arte/

La Domenica Leonardiana: una straordinaria occasione di vivere e sperimentare l’arte sulle orme del genio di Leonardo da Vinci. Un appuntamento imperdibile per imparare divertendosi a misura di famiglia e di bambino.

http://travelbreath.it/2017/04/10/leonardo-da-vinci-coi-bambini/

Quando l’arte si fonde con luci e colori: itinerario tra opere d’arte a cielo aperto. Itinerario tra le opere d’arte a cielo aperto più belle d’Italia: gli spettacoli e le manifestazioni che uniscono arte, luci e colori

http://pretapartirconchiara.com/2017/04/15/itinerario-opere-d-arte-a-cielo-aperto/

Roma segreta: il giardino di Palazzo Venezia. Nel cuore di Roma, a pochi metri dal caos urbano, c’è un’oasi di pace: il giardino di Palazzo Venezia. Storia e architettura di questo cortile rinascimentale ed informazioni pratiche per visitarlo.

https://beyondthepillarsofhercules.com/2017/04/15/roma-giardino-di-palazzo-venezia/ 

World Art Day oggi: il valore della ricerca artistica. Riflessione sul perché sia così importante nella società attuale festeggiare insieme l’arte (oppure sul delicato ruolo della ricerca artistica oggi)

http://www.alicetraforti.it/world-art-day-oggi-valore-ricerca-artistica/

Le macchine di Leonardo in mostra. Nella Fortezza Firmafede di Sarzana dal 18 marzo al 1 maggio sono esposte le macchine di Leonardo. Le opere realizzate seguendo i suoi progetti celebrano il genio di questo artista.

http://www.girovagandoconstefania.it/2017/04/le-macchine-di-leonardo-in-mostra.html

Con le nuove tecnologie tutti possiamo promuovere l’arte. A giorno di oggi, grazie al mondo digitale tutti possiamo diventare non solo fruitori, ma anche promotori dell’arte. Chi gestisce il patrimonio artistico e culturale è cosciente e sa utilizzare questo enorme potenziale della rete?

http://combinando.it/nuove-tecnologie-promuovono-arte/

Arteterapia: esplorare se stessi attraverso l’arte. L’Arte è il mezzo più diretto per comunicare, e leggere, i mondi interiori nascosti in ognuno. Liberarsi all’arte mette in connessione profonda con l’Io, tant’è che esistono dei percorsi che utilizzano i canali artistici per per potenziare l’individuo: si chiama arteterapia, e ve ne parlo proprio oggi che è il “World Art Day.”

http://www.loredanamodeo.it/arteterapia-esplorare-se-stessi-attraverso-arte

Mamma mi racconti l’arte. E se mia figlia un giorno mi chiedesse di spiegarle cos’è l’arte? Ecco cosa direi…

http://ilnidodellenuvole.blogspot.com/2017/04/mamma-mi-racconti-larte.html 

10 thoughts on “La Tate Modern di Londra e le sue opere: impressioni di una neofita.

  1. Io adoro l’arte moderna anche se a volte non la capisco. Mi lascia sempre però in un piacevole limbo. Anch’io, come te, ho adorato la Tate Modern, è stata un’esperienza fuori dal comune!

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  2. Sono ancora “molto indietro” con i musei a Londra, ma alla Tate Modern sono stata 2 volte. Mi affascina, amo perdermici. E non sono un’esperta d’arte, tutt’altro.
    La prima volta ci andai proprio per la Fontana di Duchamp, perchè ricordo che quando la studiammo a scuola rimasi in qualche modo folgorata: sia dalla genialità della cosa (ed in generale dei ready-made), che dal fatto che tale oggetto potesse venire considerata opera d’arte.

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