#Travelunexpected: attraversare il confine USA – Canada in auto senza volerlo

Attraversare il confine tra USA e Canada in auto non è un’impresa così complicata, anzi. Basta solo essere muniti di passaporto e di una buona motivazione. Non è nemmeno necessario essere in possesso dell’ESTA, il visto turistico obbligatorio invece per chi raggiunge gli Stati Uniti per via aerea. Una volta raggiunta la frontiera, dovrete compilare il modulo I-94W e potrete passare. In questo mondo, però, esistono anche viaggiatori sprovveduti, che attraversano le frontiere senza manco rendersene conto. Per la mia rubrica travelunexpected, questa volta vi racconto di quando ho attraversato il confine USA – Canada in auto senza nemmeno volerlo.

Trovarsi in una zona di confine ha sempre il suo fascino. Pensare che un edificio sia in un paese e quello successivo in un altro l’ho sempre trovata una curiosità divertente. Al di fuori dell’Europa non mi è mai capitato di attraversare frontiere in auto, tranne una volta, durante il mio viaggio in Canada. Sconfinare negli Stati Uniti non era assolutamente nei nostri programmi, ma nella nostra totale ingenuità (leggi stupidità) ci siamo trovati nella situazione di affrontare un posto di blocco americano, dovendo spiegare che in realtà si trattava soltanto di un errore. Andiamo con ordine.

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Il panorama lungo la Thousand Islands Parkway: al di là del fiume gli USA

Ci troviamo nel Thousand Islands National Park, un bellissimo arcipelago di minuscole isole disseminate lungo il fiume San Lorenzo, confine naturale tra USA e Canada. Stiamo percorrendo in auto la strada panoramica quando cominciamo ad incrociare le prime indicazioni stradali che indicano il confine con gli Stati Uniti. Leggiamo sulla guida che proprio a ridosso del confine c’è una torre panoramica da cui è possibile ammirare tutto il parco circostante. Decidiamo di andare lì, ma abbandoniamo subito l’idea quando scopriamo che la salita costa tipo 30 dollari a persona.

Sconsolati, cerchiamo di capire come impiegare le due ore che ci separano dalla nostra escursione in barca. Mi giro e vedo un cartello che a caratteri cubitali recita “Confine USA – Canada. Duty free”. Mi esalto subito, non sapendo che nemmeno esistessero negozi free-tax al di fuori degli aeroporti, e penso immediatamente ai grandi affari che avremmo potuto fare. Dico a mio marito di andare in quella direzione.

Ora, chiunque di voi abbia un poco di sale in zucca in più della sottoscritta, avrà già capito il triste epilogo della storia. I duty free sono ovviamente negozi riservati solo e soltanto a chi sta per attraversare il confine, dunque, una volta usciti, non è più possibile tornare indietro. Peccato solo essersene accorti alla fine del nostro shopping. Una volta risaliti in auto ci siamo tragicamente accorti che l’unica via percorribile era quella verso il confine USA – Canada, che ormai eravamo obbligati a passare in auto.

Niente. Ci siamo trovati davanti un poliziotto americano armato fino ai denti cui abbiamo cercato di spiegare che, in realtà, ci eravamo solo sbagliati. Ci hanno fatto parcheggiare l’auto, che poi hanno perquisito aprendo persino gli omogeneizzati di mio figlio e ci hanno fatto accomodare in una saletta chiusa, senza finestre, con il faccione rassicurante di Obama a fissarci. Un poliziotto gentile ci chiama, spieghiamo di nuovo l’accaduto (o meglio, ci proviamo, non è che il nostro inglese sia così fluente) ma dobbiamo comunque lasciare tutte le nostre generalità, compresi i dati sulle nostre occupazioni.

Ci chiedono se siamo già stati negli Stati Uniti, rispondiamo di si, ci chiedono quando e dove. Attacco allora ad elencare tutti i luoghi dove andammo nel 2011 e vedo che il poliziotto controlla scrupolosamente la videata del suo pc annuendo di continuo. Mi rendo conto in quel momento che il nostro itinerario americano di 5 anni prima era tutto registrato nei loro database.

Al termine di tutto questo, ci danno una carta che ci permette di attraversare nuovamente il confine USA – Canada con la nostra auto senza dover fare il visto. Alla frontiera, ci accoglie con un sorriso un simpatico agente canadese cui dobbiamo, di nuovo, raccontare tutta la storia. Lui ride e ci fa passare.

Per noi, invece,15 minuti di vergogna.

5 pensieri riguardo “#Travelunexpected: attraversare il confine USA – Canada in auto senza volerlo

  1. Alla fine temevo di leggere che per le lattine di birre vi avessero nuovamente rispediti oltre in confine per pagare le tasse negli Stati Uniti 😂
    Scherzi a parte, comunque gli addetti ai controlli doganali americani sono tendenzialmente super fiscali, inflessibili e non troppo simpatici (di peggio ne ho trovati solo i Russia).
    Buona giornata!

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  2. Ahah avevo già letto questa storia nel gruppo Reporter di viaggio, ma riesce sempre a farmi sorridere. Immagino soprattutto il poliziotto canadese della serie: “Scialla zi’, passate!” 😀 😀 i 4$ sono il famoso “oltre al danno anche la beffa!” però fortunatamente tutto si è risolto senza problemi e soprattutto senza finire come Tom Hanks in “The Terminal”!

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  3. Ahahah!! Forse al posto tuo me le sarei scolate!!
    Così come mi sono ingozzata di pomodori che avevo comprato nel northern territory , dato che non mi permettevano di imbarcare la mia Green bag sul volo verso il Victoria!!
    Ricordo ancora lo sguardo perplesso del poliziotto mentre a pochi passi dalla coda lì divoravo! Avrà pensato che ero una povera pazza! 😂

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