Viaggiare negli anni 90. I miei ricordi.

L’ispirazione per questo articolo mi è venuta qualche giorno fa quando, a casa dei miei genitori, riguardavo alcune vecchie foto di viaggi fatti durante l’infanzia. La nostalgia per certi aspetti è tanta. Viaggiare negli anni 90 era davvero molto diverso. Sembra passato un secolo. Eppure le famiglie italiane si muovevano anche allora, forse affrontando distanze meno impegnative ma con una voglia di avventura che forse oggi non ha paragoni (forse perché, a dirla tutta, si partiva molto, ma molto meno organizzati). Com’era viaggiare negli anni 90? Voi ve lo ricordate?

Io me lo ricordo benissimo. Ricordo l’auto di mio padre caricata all’inverosimile ed estenuanti code in autostrada. Ricordo borsoni dai colori più improbabili, quasi tutti avuti in omaggio con la raccolta punti del supermercato, che dovevo condividere con mia sorella e portare rigorosamente a mano. Ricordo mappe stradali cartacee e walk-man. Ricordo entusiasmanti pranzi al self-service in Autogrill.

Viaggiare negli anni 90 era completamente diverso, ma non per questo meno interessante e divertente!

L’aereo, questo sconosciuto. Oggi sembra fantascienza, ma viaggiare negli anni 90 significava quasi sempre spostarsi in automobile o in treno. Ve lo ricordate quando i biglietti aerei costavano una follia, non esistevano né internet né compagnie low cost e toccava sempre andare in agenzia di viaggi per prenotare? L’aereo era riservato ai viaggi intercontinentali, altrimenti si prendeva l’auto e si affrontavano distanze che oggi sarebbero improponibili. Io sono andata a Parigi in macchina due volte. Oggi costerebbe il triplo che non andarci in aereo!

Viaggiare negli anni 90

Negli anni 90 si viaggiava quasi solo in auto

Sua maestà, l’Autogrill. Alzi la mano chi non si è mai fermato a mangiare in Autogrill. Lo si fa anche adesso, per carità, ma negli anni 90 era proprio un must. I miei genitori hanno un’intera collezione di piatti che vendevano al Cantagallo (leggi Autogrill Casalecchio di Reno). Il self service era il top, almeno per me che normalmente non avevo voce in capitolo sulla scelta del pasto. In Autogrill mi era concesso scegliere il piatto che più preferivo. Prendevo quasi sempre le lasagne.

Turista fai da te? No Alpitour?! Confessatelo, questa pubblicità l’avete vista tutti e ve la ricordate come se fosse ieri! Dalla coppia importunata dai mariachi suonatori, a quella inscatolata in un autobus di linea in un qualche paese magrebino non meglio identificato. Una risata ce la siamo fatta tutti, eppure, viaggiare negli anni 90, specie se all’estero, significava quasi sempre prenotare in un villaggio vacanze, con formula all inclusive o quasi, scegliendo il tutto da un patinato catalogo di agenzia.

A me è capitato due volte, nel 1995 a Palma di Maiorca e nel 1994 in Tunisia. Se la prima si rivelò un’esperienza piuttosto noiosa e deludente, la seconda la ricordo ancora come una delle esperienze di viaggio più divertenti e significative della mia vita.

Viaggiare negli anni 90

I grandi villaggi vacanze: un must degli anni 90

Villaggio vacanze si, ma con le porte sempre aperte. Ho scoperto medine, mercati e moschee. Ho imparato a contrattare (anche per la vendita di mia sorella maggiore) e scambiato i nostri borsoni omaggio del tour operator con dei bellissimi tappeti, scoprendo poi che quei borsoni sarebbero stati il primo, vero zaino di scuola per le 4 figlie del venditore ambulante (ci ringraziò con le lacrime agli occhi). I villaggi vacanze hanno rappresentato per molto tempo (e lo sono tutt’ora) la destinazione più sicura per le famiglie che negli anni 90 osavano oltrepassare in confini europei. Ringrazio sempre di aver avuto due genitori che sul pullmino pubblico mi ci hanno portato sul serio.

Le carte stradali. Ma voi lo stradario d’Italia cartaceo ce l’avevate? Quello che poi per ripiegarlo dovevi avere una laurea in ingegneria dei materiali? Noi ovviamente si, ed era l’unica forma di orientamento che conoscevamo. Viaggiare negli anni 90 e non perdersi almeno 4-5 volte per viaggio richiedeva una specializzazione in cartografia. Ho un flash a questo proposito, che ritorna ridondante ogni qualvolta mi trovo in una grande città che non conosco e sono in auto.

Corre l’anno 1996. Io e i miei genitori raggiungiamo la prima periferia di Parigi dopo un estenuante viaggio di oltre 1.200 km (estenuante non per la distanza, ma per una visita ai parenti piemontesi come tappa intermedia). L’obiettivo è quello di arrivare a casa dello zio senza ritrovarci a Calais a nostra insaputa. Mio padre alla guida, mia madre nel disperato tentativo di indirizzarlo guardando la cartina “Vai di qua, gira di là”. Destra e sinistra, queste sconosciute. Mio padre non vi dico la disperazione.

Comunque viaggiare negli anni 90 era anche, e soprattutto, questo. Orientarsi senza smartphone o navigatori ed arrivare comunque sani e salvi a destinazione.

Viaggiare negli anni 90

L’indispensabile mappa stradale pighevole

Gli anni del frigo portatile. Il mio era rosso con il manico bianco. Era grande ma alla fin fine non ci stava gran che, considerato lo spazio che serviva per il ghiaccio sintetico (che più di una volta servì anche come primo soccorso per contusioni o ferite di vario genere). Lo usavamo sia per le lunghe trasferte in auto da nord a sud, sia per il rifornimento durante le giornate in spiaggia.

Non potevi viaggiare negli anni 90 senza un frigorifero portatile. Anche perché le spiagge non sempre erano attrezzate con chioschi e ristoranti, come adesso. Frutta, yogurt, bibite, qualche panino e via. In altre parole, l’arte di arrangiarsi.

Lo stuoino. Ma voi ve lo ricordate lo stuoino da stendere sulla sabbia? Quello che se non mettevi l’asciugamano sopra ti ritrovavi con spalle e sedere marchiati a vita? Esistono ancora? Non faccio vacanze di mare da anni e mi farebbe piacere essere ragguagliata sull’argomento. Me li ricordo molto bene io, gli stuoini. Da bambina ero quasi sempre l’addetta al loro trasporto. Pesavano pochissimo ma bloccavano la visibilità, da qui le mie innumerevoli e rovinose cadute sugli scogli (e l’uso alternativo del ghiaccio sintetico).

Viaggiare negli anni 90

Lo stuoino: altro must anni 90 ma usato ancora oggi, penso.

Una vacanza e basta. Quanti di voi, negli anni 90, potevano concedersi il lusso di viaggiare anche per un solo weekend? A me francamente non è mai capitato, se non per andare da qualche parente disseminato per l’Italia. Ovviamente ospitati. 25 anni fa l’abitudine degli italiani era quella di concedersi un’unica vacanza l’anno, magari molto lunga, ma una e una soltanto. Quasi sempre in estate, tranne che per i fortunati che potevano concedersi anche la settimana bianca in inverno.

Se c’è una cosa che effettivamente è molto cambiata nelle nostre abitudini di viaggio è proprio la durata del soggiorno. Oggi si tende a preferire partenze veloci ma disseminate lungo l’arco dell’anno, complici anche i voli low cost che permettono fughe europee anche di pochi giorni. Impensabile, negli anni ’90, prendere un aereo per rimanere lontani da casa due soli giorni (se non per lavoro).

Il rullino. Viaggiare negli anni 90 significava dotarsi o di una macchinetta fotografica usa e getta, oppure comprare un rullino. 12, 24, 36. Queste erano le capienze possibili, se non ricordo male. Io già allora optavo per quello da 36 perché fotografare mi piaceva già da bambina. Ma voi ve lo immaginate, adesso, di poter fare al massimo 36 foto in un unico viaggio? Fantascienza.

E poi l’attesa per lo sviluppo. Il brivido di scattare una foto senza sapere come fosse venuta, per poi scoprire solo una volta tornati a casa che le teste erano mezze tagliate o l’inquadratura tutta sfocata. Successo migliaia di volte (forse perché, a dirla tutta, non ero poi così brava). La tecnologia, in questo senso, ha cambiato tutto. Probabilmente in meglio, ma un po’ di emozione l’abbiamo forse persa.

Viaggiare negli anni 90

Il mai abbastanza compianto rullino. 12,24 o 36 scatti

Saranno arrivati? Negli anni 90 la comunicazione, in tutte le sue forme possibili, era assai diversa rispetto ad ora, questo lo sanno tutti. Ed anche i viaggi, di conseguenza. Nessun cellulare con cui avvisare casa che eri arrivato, niente wazzupp per comunicare costantemente con amici e parenti (pensate a che grande rivoluzione è stata l’abolizione del roaming in Europa), niente mail. Si chiamava, forse, dall’albergo una volta arrivati. Se si affittava un appartamento magari non c’era manco il telefono, dunque la prima chiamata coincideva con la prima cabina telefonica a disposizione. E comunque nel corso di una vacanza le telefonate erano si è no 2-3.

Io negli anni 90 non ho praticamente mai viaggiato da sola (in quella decade ho avuto rispettivamente dai 6 ai 15 anni), ma alle scuole medie andai in campeggio senza i miei genitori e ricordo che li chiamai dal telefono pubblico del piccolo paese montano dove stavo si e no 3 volte in 15 giorni. Oggi che di anni ne ho 33, quando sono in viaggio scrivo a mia madre tutti i giorni!

Questo mio piccolo percorso amarcord finisce qui. Voi ce li avete altri aneddoti da raccontarmi sui vostri entusiasmanti viaggi fatti negli anni 90? Me li raccontate in un commento?