Consigli di viaggio

Identikit semi-serio del turista italiano.


Questo mio nuovo post comincia con una premessa: vi prego di leggerlo con la dovuta ironia senza pensare mai che qui si ragioni per categorie o stereotipi. In tanti anni di viaggi mi sono accorta che, bene o male, noi italiani tendiamo ad adottare alcuni comportamenti che non solo ci accomunano ma che ci rendono immediatamente riconoscibili agli occhi di chi ci guarda. La satira, oltretutto, diventa accettabile quando a farla è qualcuno che o fa parte dello stesso gruppo di cui si parla, oppure è in posizione di svantaggio nella piramide sociale. Io sono una viaggiatrice, sono italiana ed è per questo che oggi voglio proporvi un identikit semi-serio del turista italiano.

Da anni viaggio sempre in agosto, oppure durante i festivi di calendario. Conseguenza naturale di questo fatto è il mio ritrovarmi sempre circondata da turisti italiani, ovunque nel mondo. Ho incontrato miei connazionali alle Fiji, in un’isola più piccola del quartiere in cui abito. Alcuni dei quali armati di chitarra e repertorio di Battisti pronto all’uso per ogni evenienza. Persino in un bagno chimico nel cuore dello Yosemite National Park (USA) sono stata importunata da un viaggiatore romano che mi intimava, ovviamente in italiano, di darmi una mossa.

Perché noi italiani siamo un po’ così, siamo una specie di prezzemolo che si insinua anche negli anfratti più nascosti e che si fa sentire, sempre e comunque.

Ma come siamo noi italiani come viaggiatori?

Pensiamo che tutti nel mondo parlino italiano. Se devo immaginare l’ideal-tipo del viaggiatore italiano come prima cosa lo definirei “per nulla poliglotta”. Perché, diciamoci la verità, noi con le lingue straniere non abbiamo mai avuto questo rapporto idilliaco e quando siamo all’estero spesso non ci rendiamo conto che, piuttosto che parlare italiano, è forse meglio esprimersi a gesti. Questo lo dico perché di italiani che si esprimono nella propria lingua ovunque nel mondo e senza porsi tanti problemi ne ho visti parecchi.

Qualche esempio?

Barcellona, biglietteria autobus. Coppia di italiani “Buongiorno, due biglietti per Girona, posso pagare con carta di credito?”. Detto così, come l’ho scritto. In un ristorante di Praga, altra coppia alle prese con l’interpretazione di un menù: “Cameriere, scusi cosa c’è nel piatto XYX?”. Da notare che il menù era scritto in 5 lingue diverse, tra cui l’italiano.

Si insomma, noi viaggiatori italiani non abbiamo tanta voglia di impegnarci nell’uso di una lingua che non è la nostra. Un po’ come gli americani, per amore della precisazione.

turisti italiani
Come rinunciare ad un piatto di spaghetti, anche in viaggio?

Spaghetti ovunque nel mondo. Nel mio identikit del turista italiano non poteva mancare il riferimento gastronomico, quello per cui i ristoratori di tutto il mondo rabbrividiscono non appena sentono un “buona sera”. Che gli italiani siano molto, ma molto schizzinosi sul cibo ormai lo sanno anche i muri. Possiamo vantare una delle cucine tradizionali più variegate e gustose del mondo e questa è forse un po’ la nostra scusante.

Il problema è che pensiamo e pretendiamo di poter mangiare come a casa nostra in qualsiasi altro paese. Ed è questo, secondo me, il più grande errore che commettiamo quando siamo all’estero. Non è così difficile capire che un piatto di pasta è buono solo in Italia (o quasi) no? Non mi stancherò mai di dire quanto sia interessante e conveniente provare la cucina locale dei luoghi che visitiamo. Per me uno degli aspetti più belli del viaggio.

Ci portiamo il cibo da casa. Alzi la mano chi non ha mai messo in valigia almeno uno dei nostri tanti amati prodotti gastronomici! Se mi dite di no, non ci credo! Io stessa l’ho fatto più volte, lo ammetto, anche se si è sempre trattato di una tisana che in viaggio mi è assolutamente indispensabile e che non avrei proprio saputo come trovare uguale all’estero. Alcune volte sono reali necessità (alimenti particolari per i bambini), altre invece si possono definire veri e propri capricci. Perché ammettetelo, quanti di voi hanno pensato, almeno una volta, di partire con moka e caffè in valigia? Noi italiani quando partiamo per una destinazione che non conosciamo abbiamo sempre il timore che ci manchi qualcosa e quando possiamo tendiamo a portarcelo da casa. Questa è un’altra nostra caratteristica che probabilmente farà sorridere molti addetti al controllo bagagli.

Facciamo confusione. Noi italiani non siamo certo famosi per la nostra pacatezza e riservatezza ed anche quando siamo in viaggio ci piace fare caciara. Il mezzo di locomozione poco importa. Che sia aereo, treno, nave o autobus un italiano lo si riconosce sempre per il tono di voce che usa, specie se viaggia in compagnia di amici. Questo però succede spesso non solo a bordo di mezzi di trasporto, ma anche nei luoghi pubblici più comuni, come ristoranti o, peggio ancora, nei musei. Persino nelle chiese ho visto turisti italiani fare caciara. In questo caso, più che farmi una risata, ho pensato davvero alla mancanza di buona educazione.

Siamo dipendenti dalla tecnologica. Che smartphone e tablet siano diventati ormai indispensabili per i viaggiatori di tutto il mondo è cosa nota, ma ho come l’impressione che noi italiani ne siamo più dipendenti di altri. Non so se sbaglio io, ma quando mi trovo in un luogo particolare spesso mi dimentico del telefono perché presa dalla situazione, dalla meraviglia che mi sta intorno. Ho visto però tanti viaggiatori comportarsi diversamente. Essere nel cuore della Monument Valley e sentire la necessità di videochiamare qualcuno per farglielo vedere, trovarsi in una spiaggia incontaminata alle Fiji e girovagare come un pazzo con il tablet in mano per captare il segnale wi-fi, rimanere in posa per ore per ottenere lo scatto perfetto per Instagram.

Su questo si potrebbe aprire un capitolo a parte in verità perché chi come me ha avuto occasione di visitare luoghi di grande interesse turistico da qualche anno a questa parte si sarà certo reso conto di quanto una posa perfetta abbia più importanza del luogo in sé e dell’esperienza vissuta in quel momento. Questa non è peculiarità solo di noi italiani, ci mancherebbe, ma diciamo che anche noi ci impegniamo molto in questo. Quando l’apparenza è più importante dell’esperienza.

turisti italiani
Noi viaggiatori italiano dobbiamo essere sempre connessi!

Amiamo i percorsi turistici. Sapete dove non mi è mai capitato di incontrare turisti italiani (o di incontrarne pochissimi)? A Manitoulin Island, Muskoka Lakes, Prince Edward Island, Sigatoka, Pirita. Questo perché, anche quando parliamo di destinazioni più o meno quotate (Canada, Fiji, Estonia) i viaggiatori italiani tendono a preferire le rotte più turistiche, quelle consigliate magari dai tour operator o che comunque sono più conosciute.

Facciamo un esempio. Canada orientale, Ontario e Québec. Durante il mio primo viaggio in questa regione ho incontrato davvero tanti italiani. A Toronto, nelle Niagara Falls, a Montreal, a Québec, a Tadoussac (avvistamento balene). Mi è bastato allontanarmi dall’itinerario classico lungo il San Lorenzo per non trovarne più, neanche uno. A Manitoulin Island (spettacolare isola nel Lake Huron, a non molta distanza da Toronto) ci hanno persino detto che di italiani non ne vedevano da anni. Stesso discorso nella regione dei Muskoka Lakes, meravigliosa zona a un centinaio di km da Toronto ma snobbata totalmente dai turisti italiani.

Alle Fiji, mi sono ritrovata circondata da italiani nell’isoletta da cartolina con resort più o meno di lusso, mentre nelle cittadine rurali di Viti Levu mai incontrato qualche connazionale.

Discorso simile, se vogliamo, per la Nuova Scozia e la Prince Edward Island. Due provincie a dir poco meravigliose (secondo me anche più belle rispetto a Québec ed Ontario) ma che non vengono praticamente mai prese in considerazione dai viaggiatori italiani. E non mi viene difficile pensare che sia così per molti altri paesi nel mondo. Anzi, se avete altri esempi alla mano scriveteli pure in un commento.

Scusate la divagazione ma questo è un argomento che mi è di difficile comprensione. Non è una critica, ci mancherebbe, perché capisco che il tempo sia sempre poco e che venga data la priorità a quelle destinazioni che sulla carta sono “da vedere assolutamente”. Ma è un po’ come se noi viaggiatori italiani partissimo sempre con il paraocchi, perdendoci molte volte quanto ti meglio potremmo invece vedere.

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A noi turisti italiani piacciono le mete molto conosciute

Siamo un pochino arroganti. A noi viaggiatori italiani, si sa, piace sempre avere ragione e non abbiamo paura di farlo sapere, spesso in un modo non propriamente pacato. Non ci facciamo problemi ad alzare la voce, ad avere pretese talvolta anche assurde e ci piace sentirci liberi di comportarci come più ci piace. Poco importa se andiamo a ledere qualcun altro. Non parlo di questioni particolarmente gravi, ci mancherebbe, ma penso sempre che anche per le piccole cose occorra un po’ di diplomazia ed educazione.

Vi faccio un altro esempio, torniamo ancora una volta alle Fiji (scusate se insisto con questa destinazione, ma è stata proprio una cosa sconvolgente, per me, trovarmi dall’altra parte del globo ed essere attorniata da italiani). Alcuni turisti italiani presenti in loco avevano l’abitudine di “riservare” i migliori sdrai a bordo piscina già dal primo mattino, posizionando i propri asciugamani ancor prima di fare colazione. Dopo un paio di giorni, alcuni viaggiatori australiani fecero loro notare che la prassi non era propriamente corretta e…apriti cielo! Preferisco non continuare il racconto.

Siamo tirchi. Un’altra caratteristica che contraddistingue noi viaggiatori italiani è la tirchieria. Ammettiamolo, non siamo certo i clienti migliori quando si tratta di mance. Il problema però non è del tutto nostro, bisogna essere onesti. La mancia non fa parte della nostra cultura, siamo abituati a leggere il prezzo finito sul menù e sappiamo che il servizio è già compreso. All’estero però non sempre funziona allo stesso modo, anzi, in molti paesi (specie quelli anglosassoni) la mancia è praticamente obbligatoria.

Come ci comportiamo noi viaggiatori italiani in queste situazioni? Diciamo pure che non siamo il massimo delle generosità e lo dico con estrema cognizione di causa dato che anch’io fatico ad elargire grandi somme. Ci limitiamo quasi sempre al minimo indispensabile, il 10%, ma vi sono tanti che lasciano molto meno, e si limitano a svuotare il portafogli dalle monetine indesiderate. Su questo un pochino dovremmo lavorare, sforzandoci di capire che altrove la mancia è un costo a tutti gli effetti e che come tale andrebbe saldato correttamente.

Il mio identikit del turista italiano finisce qui. Se vi siete riconosciuti in anche una sola di queste caratteristiche vi prego di non prenderla a male, al contrario, fatevi una risata e pensate a come affrontare meglio il prossimo viaggio!

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I turisti italiani non brillano certo per generosità quando si tratta di mance!

41 thoughts on “Identikit semi-serio del turista italiano.

  1. Mah…dissento sul cibo. È risaputo che la cucina italiana sia una delle migliori al mondo, quindi trovo sicuramente normale essere “scontenti” all’ estero di cio che si mangia. Soprattutto nei paesi con cultura simile alla nostra. Non pretendo di trovare una carbonara a Bangkok, ma caspita possibile che negli Stati Uniti non abbiano ancora capito che gli spaghetti devono cuocere 8 minuti?? 😉😉

    1. Eheheh! Hai proprio ragione, gli americani sono un disastro! Questo è esattamente il motivo per cui negli USA non mi sono mai sognata di ordinare un piatto di pasta! 😉

  2. Ahaha mi hai fatto ridere, ci sta un po’ di ironia! Serve per prendersi meno sul serio.
    Ma l’incubo di trovare italiani anche in un’isola minuscola delle Fiji?
    Io in genere quando trovo connazionali in giro per il mondo faccio finta di non essere italiana per ascoltare i commenti in incognito!

    1. Io anche tendo a fare finta di nulla! Si, è stato sconvolgente scoprire che quell’isola era piena di italiani!

    1. Ahahah! Vero anche quello! Io lo faccio sempre, ma solo perché ho le lenti da vista e non ho voglia di cambiare occhiali ogni volta che entro da qualche parte!

  3. Simpatico l’identikit, su tante cose concordo perfettamente con te, soprattutto sulla confusione. I turisti in Ungheria, soprattutto gruppi di uomini, purtroppo spesso non sono dei migliori: sono marpioni, spesso pensano che possano rimorchiare chiunque solo perché italiani e fanno apprezzamenti ad alta voce (non su di me, ma in generale). Ovviamente non tutti, ma è piuttosto fastidioso quando capita.

  4. ahaha deve dire che é molto divertente! Però credo che sia solo una questione culturale e devo dire che negli ultimi anni ho visto un netto miglioramento degli italiani. Stiamo imparando a viaggiare, per fortuna. 🙂

  5. hahaha, adoro questa tua riflessione colma di ironia! Unico appunto: io non ho mai portato cibo in valigia! 😉 Noi in genere all’estero ci nascondiamo dagli altri italiani, tipo parlando sottovoce per non farci sentire, perché cavoli è vero che se trovi qualcuno che fa casino o non rispetta la fila 90 su 100 è italiano! Mi è successo a Parigi dopo due ore di fila sotto la tour Eiffel, noto questa famiglia genitori più figlia grande che cercano di imbucarsi… io gli ho gentilmente ricordato che la fila iniziava due ore più indietro! Il mio compagno si gira verso gli inglesi dietro di noi per condividere la situazione, dicendo ‘eh, i soliti italiani’, come se noi non lo fossimo!!
    Però lato cucina devo dire che sono gli unici di cui mi fido: i migliori ristoranti in ogni parte del mondo mi sono sempre stati consigliati da italiani.

  6. “Il problema è che pensiamo e pretendiamo di poter mangiare come a casa nostra in qualsiasi altro paese. Ed è questo, secondo me, il più grande errore che commettiamo quando siamo all’estero.” Qui mi sono rivista al 100%, infatti mi porto sempre dietro del cibo (anche perché sono intollerante al glutine) per fare almeno la colazione come si deve ahaha

  7. mi è piaciuto molto questo post e si hai ragione su tutto! Ma aggiungo una cosina, che ho imparato in questa mia lunga trasferta irlandese, siamo i più amati!! Infatti quando mi sono “identificata” come italiana erano tutti curiosi ed entusiasti di poter parlare con me, di farmi domande sul nostro Paese, insomma è stato bello!

  8. Un identikit molto dettagliato che calza a pennello per la grande maggiornaza della categoria. Aggiungerei solo l’abbigliamento che spesso ci identifica (a volte in positivo): certe marche alla moda, certi capi culto ostentati come uno status symbol. Io di solito quando vedo un gruppo di italiani li rifuggo come la peste, e non lo faccio per snobismo, ma perche’ voglio godermi il viaggio a modo mio.

  9. Identikit molto carino. Divertente il giusto. Sul cibo credo di non aver mai cercato prodotti italiani all’estero 🙂 in compenso parlando 6 lingue mi è capitato di dover dare un aiuto a italiani nei ristoranti che non riuscivano a comunicare.

  10. Post molto carino! Sulla lingua ti direi che il turista medio non lo fa per cattiveria di parlare in italiano, ma perché proprio non ci pensa! E in ogni caso gesticola talmente tanto che alla fine riesce a farsi capire. Per la cucina hai ragione: io non sopporto l’atteggiamento di quelli che dicono che all’estero a prescindere non si mangia bene perché le altre cucine sono cose obbrobriose rispetto all’unica e sola cucina italiana!

  11. Hahahaha mi dichiaro colpevole! Non tanto quanto viaggio, ma quando vivo all’estero ogni volta che torno a casa non riparto mai senza caffè e un salame 😂😂😂

  12. Mi hai fatto molto ridere!! E’ proprio vero. Io quando sono all’estero cerco di non far capire che sono italiana perchè poi parte quel patriottismo che non con tutti mi piace condividere.
    Altra cosa che noto del turista medio italiano: se vede uno/a strano/a si blocca come ghiacciato e inizia a guardarlo come fosse un alieno!

  13. Vorei dire che i tour operator influenzano determinate mete, gli italiani vanno su certe isole, gli inglesi, su altre e i tedeschi altre ancora, succede anche in Grecia, quindi incontri italiani se vai in posti che frequentano gli italiani. Del resto anche i turisti stranieri fanno così, i giapponesi e orientali in generale visitano solo Roma, Firenze e Venezia, non li vedrai mai nelle mie Marche, perchè gli organizzatori nei loro paesi preparano tour così. Poi se vai da solo è tutta un’altra storia.

  14. Identikit ironico ma realistico dell’italiano in vacanza….bastava che dicessi che aggiungiamo la ‘s’ alle parole, nei paesi Iberici et voilà….Volevo soltanto aggiungere che anche il Francese tende a non sforzarsi nel farsi capire.. ….
    Ciao…

  15. Il tuo articolo mi ha fatto veramente sorridere. Sono francese e ho riconosciute alcune lamentele di mio marito quando viene in Francia. S’indigna quando vede la pasta come contorno oppure si lamenta che il caffè non è buono.
    Però ti dirò che anche i francesi all’estero si lamentano del cibo. E’ perché siamo cugini oppure anche altre nazionalità lo fanno?

  16. Il tuo post è simpatico ma non mi ritrovo in nessuna delle cose che hai detto Daniela 🙂 Sicuramente però avrò tantissimi altri “difetti” in viaggio! L’importante è cercare di essere sempre rispettosi verso la cultura del Paese che si sta visitando 🙂

  17. La pensi come me praticamente su ogni cosa. Quando viaggio, io cerco di evitare i miei connazionali, prima di tutto per il baccano che producono. Mi va piacere che ti sia accorta di una cosa che pensavo essere frutto solo della mia fantasia: usiamo di più telefonini e pc! In giro per il mondo ho sempre visto gente che legge sulla metro o nei parchi. Gli italiani smanettano! Diciamolo: siamo burinozzi! Mi sa che andrò negli angoli Italians-free che hai segnalato 😂

  18. Sulla cucina poi è proprio così. Ammetto però che dopo aver mangiato pollo al curry per quasi due settimane alle Seychelles la pasta mi mancava proprio. Mi mancava proprio la varietà di cibo che abbiamo in Italia. Per il resto tutto verissimo

  19. Bellissimo questo identikit… e anche tristemente vero! Dico tristemente, perchè certe volte basterebbe davvero poco per adeguarsi al luogo in cui ci si trova e apprezzarlo ancora di più!

  20. Che dire, un’analisi perfetta! Dolce e amara, fatta da una che viaggi ne fa e che di turisti italiani in giro per il mondo ne ha visti tanti. Hai centrato perfettamente la questione: i comportamenti, le preferenze di viaggio, tutto contribuisce all’identikit dell’imperfetto turista italiano.
    Leggevo e sorridevo. Aggiungerei solo che le poche volte che pensano che nessuno parli italiano e li possa capire, allora si lanciano in commenti e critiche a voce alta su tutto e tutti 😉

  21. Articolo ben scritto e molto divertente, brava! Hai colto nel segno completamente, soprattutto sul fatto di essere confusionari sono pienamente d’accordo: hai mai visto un italiano rispettare una fila???

  22. Simpaticissimo il tuo identikit del turista made in Italy!! 😀 concordo più o meno su tutto, soprattutto sulla mania di fare casino in ogni dove e sul problema della lingua. Anche io sono stata testimone di tantissimi momenti in cui dei nostri connazionali comunicavano in italiano tranquillamente in terra straniera! A Barcellona, col pretesto che italiano e spagnolo sono due lingue molto simili (sbagliatissimo!), ce ne sono milioni, ma ne ho visti anche in Grecia e in Scozia… Poveri noi!! 😀

  23. Ricorderò per sempre la mega comitiva di connazionali a Kanazawa: giardino tradizionale di oltre 400 anni della Nomura-ke (casa di samurai preservata), un miliardo di cartelli con scritto “non entrare nel giardino, non salire sulle pietre” e l’amabile gruppone dentro al giardino e sulle pietre a farsi le foto … come fai a trattare così un luogo di un simile valore storico ? 🙁

  24. Mi hai fatto sorridere😆 perché in effetti ho riscontrato anch’io gli aspetti che hai elencato negli italiani che incontro all’estero! Putroppo in qualche Paese ormai abbiamo proprio una brutta reputazione.. io se posso scelgo itinerari poco conosciuti appunto per questo! Durante il nostro viaggio attraverso il Canada (nella British Columbia e Alberta) erano una rarità !!

  25. Noi italiani siamo un po’ un incubo ambulante come turisti all’estero: Di solito, quando sento parlare nella mia lingua, il primo istinto è scappare a gambe levate, anche perchè è vero che siamo chiassosi e decisamente “ingombranti”.
    Riconosco anche lo stereotipo del “voler mangiare italiano a tutti i costi”: viaggiando per lavoro, mi capita di partecipare a fiere e puntualmente i miei capi vogliono andare a cena al ristorante italiano, ovviamente con risultati disastrosi!
    Ammetto infine che quando devo partire per certi posti dove gli ingredienti dei cibi locali non sono esattamente in cima alla mia lista di preferenze (montone, pecora, anatra.. puah!) un bel pacco di biscotti lo metto in valigia, che non si sa mai che muoia di fame 😀 😀 :D!

  26. Articolo molto simpatico, ma (purtroppo) anche veritiero! Io quando vado all’estero meno italiani vedo e meglio sto, mi fanno innervosire perché li riconosci – e li senti – da un km di distanza. Di solito se me li ritrovo vicino evito di far capire che sono italiana anch’io XD
    Sarò esagerata, ma quando vado fuori dall’Italia mi piace immergermi nelle culture del posto e mi dà fastidio vedere che molti italiani si ostinano a parlare nella loro lingua anche se non vengono capiti, parlano a voce altissima anche in chiese e musei e cercano disperatamente una pizza che non troveranno mai…Insomma, non mi piacciono gli stereotipi, ma purtroppo noi ci facciamo sempre riconoscere, andando a confermare l’idea che gli altri hanno di noi..^_^’

  27. Moka e caffè presente in valigia : sempre! Eh già penso che da buona italiana questo non manchi mai ma è una sicurezza alla fine. Un pochino come quando si è piccoli e ci si porta dietro il bambolotto. Per il resto una buona autocritica quando si viaggia è veramente utile per migliorarsi e rendere migliore il viaggio che stiamo affrontando ovunque si vada .

  28. Quello che dici sulla confusione e sui percorsi “standard” è verissimo: io spesso mi reco a Tenerife (mio padre vive lì) e ormai quell’isola è casa per me. Appena do un consiglio su fare un qualcosa fuori dalla zona iper-turistica sembra che dica di andare in piena Amazzonia.

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