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Il mio primo viaggio all’estero: Parigi 1989

Voi lo ricordate il vostro primo viaggio all’estero? Se la risposta è negativa allora vuol dire che siete tra i fortunati che hanno avuto l’opportunità di cominciare a viaggiare molto presto. La prima volta che ho oltrepassato i confini nazionali era il 1988, avevo quattro anni. Mio padre ha raggiunto lo stesso “traguardo” in età adulta (non ricorda nemmeno lui precisamente quando), mio figlio a un mese. Il gap generazionale è, in questo senso, impressionante. Torno ancora una volta con un post personale per raccontarvi quello che è stato il mio primo viaggio all’estero.

In realtà vi parlerò del mio secondo viaggio all’estero, che di fatto è il primo di cui ho ricordi e di cui posso effettivamente raccontare qualcosa. Il primo fu nel 1988, in quella che allora si chiamava Jugoslavia, ma fu una breve vacanza di solo mare di cui tra l’altro ho persino pochissime fotografie. Il mio primo, vero, viaggio all’estero (quello con la V maiuscola) risale all’anno successivo, il 1989, e fu a Parigi, con la mia famiglia, ovviamente. Avevo 5 anni. L’idea di raccontare del mio primo viaggio all’estero è nata insieme alle colleghe del gruppo Facebook Travel blogger italiane, da un’idea di Paola di Pasta Pizza Scones, leggete la sua divertentissima prima esperienza all’estero!

Il mio primo viaggio all’estero: Parigi 1989

Sulla scia dei ricordi di viaggio (ricordate il mio post su come si viaggiava negli anni ’90?), questa volta vi racconto la prima volta che oltrepassai i nostri confini nazionali per avventurarmi in un paese ancora del tutto sconosciuto. Correva l’anno 1989, avevo 5 anni e la destinazione non era propriamente tra le più avventurose. Io, i miei genitori e mia sorella andammo a Parigi per trascorrere lì le vacanze estive.

Vi avviso, non ho ricordi precisissimi di questo viaggio, ho più che altro dei flashback di momenti e situazioni particolari. Quello che ora andrò a raccontarvi l’ho ricostruito con le foto e con i racconti dei miei genitori.

primo viaggio estero
Eccomi in posa, con la mia gonna troppo corta

Perché scegliemmo proprio Parigi come destinazione per il mio primo viaggio all’estero? La risposta è banale: perché ci viveva mio zio. Fummo infatti ospiti a casa sua, insieme a mia zia Mané (nata e vissuta a Parigi) e le mie due cugine, Giulia e Stefania. Mio zio Fernando, ve lo dico, era davvero un personaggio. Abbandonò gli studi molto presto e lasciò l’Italia ancora minorenne (siamo alla fine degli anni ’50) per la Norvegia prima, e per la Francia poi. Animo ribelle, era l’estremo opposto di suo fratello maggiore, stimato chirurgo ora in pensione, ma, forse, un po’ più simile a mia madre, più giovane di 9 anni a cui era davvero molto legato. Mia madre in effetti è sempre stata la via di mezzo, caratterialmente parlando, tra i suoi due fratelli maggiori.

Mio zio Fernando si stabilì a Parigi poco più che ventenne, conobbe Mané e non tornò più in Italia. Fu musicista, compositore, scrittore ed editore. Ci ha lasciati, purtroppo, qualche anno fa.

In quel luglio del 1989 fummo tutti ospiti a casa sua. Un appartamento nel centralissimo quartiere di Montparnasse, senza tavolo da pranzo ma pieno zeppo di libri, spartiti, quadri e strumenti musicali. Ci divertimmo da pazzi, ogni sera una cena (seduti sul pavimento) con i personaggi più strani, ogni giorno un itinerario a piedi diverso. Non so dirvi con precisione cosa visitai in quelle due settimane a Parigi, ma ho ricordi nitidi di alcuni luoghi ed episodi.

Ricordo la Tour Eiffel vestita a festa per il centenario della sua costruzione ed il bi-centenario della Rivoluzione francese. C’era un “100” gigante appeso sopra che si illuminava al calar del giorno. Ricordo i meravigliosi fuochi d’artificio del 14 luglio che rividi, più o meno simili, 14 anni dopo, quando tornai a Parigi per la terza volta, dopo gli esami di maturità. Ricordo anche una gonna in jeans troppo corta, che mi impediva di muovermi liberamente, che con tutta probabilità mi fu passata da qualche amica e che mia madre voleva farmi indossare a tutti i costi.

Ricordo t-shirt a righe orizzontali bianche e blu. Grazie anni ’80!

Ricordo anche il muso del Louvre. Mia madre, grande appassionata d’arte, ebbe il coraggio di portarci una bambina di 5 anni insieme ad una ragazzina di 12, forse persino pensando di potersi godere appieno la visita. Ricordo poco delle opere, ma sono quasi certa di essermi annoiata a morte e di aver implorato mio padre diverse volte per porre fine a quell’interminabile supplizio. Ricordo un giro panoramico in trenino come ricompensa per tanta pazienza.

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Giro turistico in trenino

Più che la città di Parigi ricordo i meravigliosi giardini di Versailles. Le casette in mattoni, rifugio prediletto di Maria Antonietta, mi piacquero moltissimo. Avrei voluto vivere lì, o quantomeno mi sarebbe piaciuto averne una uguale nel giardino di mia nonna. Andammo anche in uno zoo, non ricordo assolutamente quale, ma ho una foto in cui nutro un lama e mi viene da pensare che non fossimo per le strade affollate del centro città.

Ricordo anche una gigantesca torta ricoperta di glassa zuccherosa che avevamo comprato per i compleanni di mia mamma e di mio zio. Una di quelle torte piene di crema che normalmente in casa mia erano vietate (mia madre è sempre stata ossessionata dai dolci, dal cioccolato e dalle creme, nel senso che non ci permetteva mai di mangiarle). Ne mangiai talmente tanta che mi venne la nausea, ma mia madre non disse niente.

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In visita a Versailles

Purtroppo non ricordo nulla del tragitto, ho dovuto chiedere a mio padre qualche delucidazione in merito. Per il mio primo viaggio all’estero i miei genitori scelsero il treno. Ovviamente all’epoca era impensabile prendere l’aereo, soprattutto in quattro, sarebbe costato una follia. La seconda volta che andai a Parigi, nel 1996, optammo per l’auto, si vede però che quella prima volta non vollero subire un tale tragitto in macchina con una bimba oltretutto ancora piccolina.

Mio papà mi racconta che prenotammo una cuccetta per quattro con bagno privato, partendo da Padova. Sarà stato senz’altro molto divertente.

Del mio primo viaggio all’estero non ho molti altri ricordi, devo ammetterlo. Mi restano alcune fotografie che testimoniano l’improponibile moda dell’epoca (indosso calzini col bordo gonfio di pizzo, sembrano cupcake, fortuna che avevo le caviglie sottili!) e che mi ricordano quanto bene stessi lontano da casa, in viaggio, già all’epoca.

A Parigi sono tornata altre due volte, ma è davvero tanto, troppo tempo che non vado. Lì, nello stesso appartamento di Montparnasse, c’è ancora mia zia, le mie cugine vivono entrambe a non molta distanza. Prima o poi ci torno.

4 thoughts on “Il mio primo viaggio all’estero: Parigi 1989

  1. In quegli anni, anche se sono più grande di te, indossavo pure io maglie a righe! Per essere stata così piccola ti ricordi tante cose e sei fortunata ad avere genitori che ti hanno portato a conoscere altri Paesi.

  2. Sono di parte, adoro Parigi e la considero la mia seconda città. Tornaci e poi ritornaci e poi stacci un po’ di giorni… E’ meravigliosamente accogliente e calda. Ma sono di parte…

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