Alaska: itinerario di viaggio in 3 settimane

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Organizzare un itinerario di viaggio in Alaska non è un’impresa proprio facilissima. In un territorio di dimensioni spropositate (l’Alaska è lo stato più grande degli USA, con un’estensione di circa 10 volte la media degli altri stati) in cui le strade sono soltanto una soluzione secondaria per muoversi, decidere cosa vedere e come spostarsi può risultare difficile. Un’impresa complessa ma non impossibile. Sarà sufficiente un po’ di studio iniziale e una buona capacità di pianificazione. Oppure, potete prendere spunto da viaggi fatti da altri e scopiazzare un po’! Ecco dunque il mio itinerario di viaggio in Alaska in 3 settimane!

L’Alaska può essere idealmente suddivisa, a mio avviso, in due macro-categorie: i territori coperti dalla rete stradale e… tutto il resto! Viaggiare nel “tutto il resto” è un’avventura che personalmente ritengo si addica ai più intrepidi, ai viaggiatori che non temono le terre estreme, che abbiano una decente esperienza in fatto di escursionismo e che, soprattutto, sappiano gestire ogni genere di evenienza. Io non faccio parte di questa categoria, per niente. Amo la natura selvaggia, i paesaggi incontaminati, i luoghi silenziosi, ma non mi sognerei mai di addentrarmi in posti troppo isolati e ipoteticamente pericolosi.

Oltre a questa mia indole forse troppo poco avventuriera, ho un figlio di 4 anni, ferie centellinate e un budget a cui ho dovuto per forza mettere un limite. Certo perché spostarsi nell’Alaska selvaggia richiede tempo e anche molto denaro. Per questa serie di motivi non ho mai preso in considerazione la possibilità di raggiungere i territori polari, il bush o le Isole Aleutine. Il mio itinerario in Alaska è quindi piuttosto classico, per quanto ovviamente lo possa essere un viaggio da quelle parti!

Alaska: dettagli di viaggio

VIAGGIATORI: Daniela, Alberto e Zeno (4 anni al momento della partenza)

DURATA: tre settimane esatte (due settimane on the road, una in crociera)

PERIODO: agosto 2019. L’estate è ovviamente la stagione più indicata per un viaggio in Alaska. Anche se amate il freddo polare e i metri di neve, occorre considerare che la maggior parte dei servizi turistici, così come gli stessi parchi, sono fruibili sono dalla fine di maggio a settembre.

CONSIDERAZIONE PERSONALI: Questo itinerario di viaggio in Alaska è stato studiato, come è ovvio, in base alle nostre esigenze e preferenze personali. Oltre che al budget. Abbiamo rinunciato alle escursioni particolarmente costose (come ad esempio il celeberrimo volo in idrovolante a Kodiak Island) e alle zone difficili da raggiungere. Con un bimbo ancora piccolino abbiamo scartato i trekking oltre i 7 km.

LA CROCIERA. Come vedrete, la terza settimana di questo nostro itinerario in Alaska è stata dedicata interamente ad una crociera che da Seward ci ha condotti fino a Vancouver, attraverso l’Inside Passage. È stata la nostra prima crociera. Siamo sempre stati restii a questo genere di viaggio, troppi pre-concetti probabilmente, ma la verità è che per esplorare la zona sud-orientale dell’Alaska è proprio questo tipo di soluzione quella più pratica ed economica, dato che non vi sono strade a collegare le diverse isole/località. Le alternative sono due: spostarsi in aereo o con l’Alaska Ferry. Entrambe sono decisamente più costose, sebbene per alcuni sicuramente più autentiche. Io sono contenta della scelta fatta, nonostante l’iniziale riluttanza.

Andiamo con l’itinerario, vi propongo l’elenco completo delle tappe, di cui poi scriverò il dettaglio.

Alaska: itinerario di viaggio in 3 settimane

1 Venezia – Anchorage

2 Anchorage – Denali National Park

3-4 Denali National Park

5 Denali – Fairbanks

6 Chena Hot Springs

7 Fairbanks – Copper Centre

8 Copper Centre – Girdwood

9 Porter Glacier – Hope

10 Girdwood – Seward

11 Kenai Fjord

12 Seward – Anchorage

13 Anchorage

14 Imbarco da Seward

15 Navigazione – Hubbard Glacier

16 Juneau

17 Skagway

18 Icy Strait Point

19 Ketchikan

20 Navigazione – Inside Passage

21 – Vancouver

22 – Rientro in Italia

GIORNO 1 Venezia – Anchorage

Il nostro viaggio di andata prevede due scali. Il primo è a Monaco, veloce e indolore, dura solo 1 ora e 45 minuti. Il secondo è a Chicago, dove ci aspettano il controllo immigrazione (che ricordo avviene SEMPRE al primo ingresso negli USA) e un cambio di terminal. Si rivelano entrambi piuttosto rapidi e, dato che viaggiamo con il solo bagaglio a mano, non abbiamo valigie da ritirare (sì, quando si fa scalo negli USA è necessario ritirare il bagaglio in stiva per poi imbarcarlo sul volo successivo). In un’ora scarsa espletiamo tutte le formalità, ne restano altre due di attesa. Arriviamo ad Anchorage intorno alle 19. Dormiamo in città.

Pernottiamo all’Inlet Tower Hotel, discreto, ma è la soluzione più economica che troviamo.

GIORNO 2 Anchorage – Denali National Park (380 km)

Ritiriamo la macchina in Aeroporto ad Anchorage (noleggiata con Avis, la soluzione più economica trovata) e partiamo subito verso nord, in direzione Denali National Park. Ci fermiamo per pranzo a Talkeetna, che è una località assai turistica ma graziosa. Qui infatti operano diversi tour operator che propongono escursioni nella zona. Arriviamo nel tardo pomeriggio e ceniamo con quanto abbiamo comprato al supermercato.

Alloggiamo al Carlo Creek Lodge, in una deliziosa casetta di legno, con bagno in comune. Pulitissimo e location spettacolare, a circa 20 minuti di auto dall’ingresso del parco.

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Lungo la strada che porta al Denali
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La nostra casetta vicino al Denali NP

GIORNO 3 DENALI NATIONAL PARK

Il parco Denali è una tappa obbligata in un qualsiasi itinerario di viaggio in Alaska, inutile girarci intorno. Grande quanto il New Hampshire, custodisce al suo interno la vetta più alta del Nord America (6.190 metri), che porta il nome del parco stesso. Oltre ad un ambiente naturale incredibilmente variegato che spazia dalla tundra alla taiga e ad una fauna spettacolare. Il parco non è visitabile in autonomia, vi è un’unica strada percorribile solo e soltanto con i bus del parco, con tour semplici o guidati di varia lunghezza. I pullman fanno delle soste, ogni viaggiatore è libero di scendere e risalire subito, oppure di aspettare una corsa successiva. I più intrepidi si avventurano all’interno del parco in maniera autonoma per affrontare trail anche di più giorni.

Noi scegliamo il tour non guidato (più economico) che dura circa 8 ore. Moltissimi gli animali avvistati, anche grazie alla disponibilità e dell’occhio lungo dell’autista, tra cui otto orsi grizzly, alci e caribù, sebbene abbia piovuto tutto il giorno (cosa assai frequente in quella zona). Il bus si ferma mi pare 6 volte in tutto, con fermate da 15 minuti, 30 al capolinea. I biglietti vanno prenotati online, sul sito del parco, con almeno qualche giorno di anticipo, specie in luglio-agosto.

Per il pranzo ci portiamo panini preparati da noi, all’interno del parco non vi sono punti di ristorazione.

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Denali National Park
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Un orso grizzly nel Denali NP

GIORNO 4 DENALI NATIONAL PARK

Il secondo giorno decidiamo di visitare il parco in autonomia, per quanto possibile. Al mattino percorriamo un trail nei pressi del centro visitatori. Si tratta del Horseshoe Lake Trail, un percorso di poco meno di 5 chilometri che, pur restando ai margini del parco, offre vedute davvero incredibili (l’allerta orsi è comunque esistente). In quella zona ce ne sono diversi di trail, nel centro visitatori c’è una mappa dettagliata con tutti i percorsi suddivisi per lunghezza e difficoltà, facilissimo scegliere quello adatto alle proprie esigenze.

Per pranzo risaliamo verso Healy, l’unico vero centro abitato della zona con un supermercato degno di questo nome. Andiamo alla 49th State Brewing, dove tra l’altro è collocata una copia del celeberrimo Magic Bus.

Nel pomeriggio decidiamo di intraprendere anche il Savage River Loop Trail, che di fatto è l’unico percorso all’interno del parco raggiungibile con la propria auto (subito dopo, scatta il divieto), situato a circa 25 chilometri dal centro visitatori. È un trail ad anello lungo il fiume Savage, che in poco più di 3 chilometri attraversa lo spettacolare paesaggio della tundra. Decisamente il trail più bello affrontato durante questo mio itinerario di viaggio in Alaska. Il panorama è decisamente di un altro pianeta! Questo sentiero è particolarmente consigliato anche per i bambini. Allerta orsi sempre presente.

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Percorrendo il Savage River Trail

GIORNO 5 DENALI – FAIRBANKS (200 KM)

Arriviamo a Fairbanks in tarda mattinata e decidiamo di fare un giro al mercato degli agricoltori locali. Amo molto questo genere di mercati perché offrono la possibilità di acquistare qualche souvenir artigianale (infatti ho comprato del sapone) e di mangiare un piatto caratteristico. Ci sistemiamo allo Sven’s Basecamp Hostel, una struttura che mi sento caldamente di consigliare. È un ostello, ma le sistemazioni sono diverse: piazzole per campeggiare, tende rigide con pavimentazione e letti, casette in legno e persino una casa sull’albero. Noi abbiamo la tenda rigida, che mio figlio adora al primo sguardo.

Facciamo un giro alla Silver Gulch Brewing, il birrificio più a nord degli USA (potevamo forse non andarci?!) per poi cenare in campeggio, usufruendo dell’ampia cucina comune e del barbecue.

Lungo la strada che collega il downtown e il birrificio c’è uno spettacolare punto di osservazione della Trans-Alaska Pipeline. Per chi non lo sapesse, si tratta di un oleodotto, varato nel 1977, che collega Prudhoe Bay (un immenso giacimento di petrolio) a Valdez. Praticamente attraversa l’intero stato ed è lungo precisamente 1.288 km (e infatti noi lo abbiamo visto più volte durante il nostro itinerario di viaggio in Alaska).

GIORNO 6 CHENA HOT SPRINGS

Ci allontaniamo da Fairbanks per raggiungere le sorgenti termale della zona, le Chena Hot Springs. L’impianto è davvero molto bello, inserito in un contesto naturalistico davvero suggestivo. Bambini e ragazzi sotto i 18 anni non possono entrare nella vasca termale, ma c’è anche una piscina normale a pochi metri, io e mio marito ci alterniamo senza problemi. Trascorriamo lì tutta la mattina e pranziamo al sacco.

Il downtown di Fairbanks è piuttosto deludente, sebbene vi siano alcuni musei di indubbio valore, che noi però non visitiamo per mancanza di tempo. Il più importante è certamente quello dell’Unbiversità dell’Alaska, che custodisce al suo interno storia, cultura e geologia di ogni zona dello stato. Per chi se lo stesse chiedendo, procedere da Fairbanks in direzione Nord in modo autonomo è caldamente sconsigliato. La Dalton Highway è anche conosciuta come una delle strade più pericolose ed isolate del mondo. È richiesto il noleggio di un’auto (qualora la compagnia lo permetta) che risponda a determinati requisiti e di possedere una specifica attrezzatura (ricetrasmittenti, ruote di scorta, batterie di riserva, ecc). Oltretutto, da Deadhorse (e già il nome…) in su la strada è di proprietà privata (compagnia petrolifera) ed è necessaria un’autorizzazione.

Se volete raggiungere il circolo polare o Prudhoe Bay fatelo con un’escursione organizzata.

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Relax alle Chena Hot Springs

GIORNO 7 FAIRBANKS – COPPER CENTER (420 km)

Percorriamo la leggendaria Richardson Higway, una delle prime autostrade costruite in Alaska (durante la corsa all’oro, alla fine del XIX secolo, sebbene la prima versione non fosse nemmeno asfaltata). Il percorso è lungo ma le vedute sono davvero straordinarie.

Ci fermiamo a dormire a Copper Center, dove non c’è praticamente nulla. Glenallen e Copper Center sono i due villaggi di riferimento per chi intende avventurarsi nello spettacolare Wrangell-St. Elias National Park, che noi invece decidiamo di non inserire nel nostro itinerario di viaggio, ma che riusciamo comunque ad ammirare da alcuni punti panorami dell’autostrada.

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Il Wrangell St. Elias visto dalla Richardson Higway

Giorno 8 COPPER CENTER – GIRDWOOD (375 km)

Percorriamo la Glenn Higway, altra strada panoramica che fa parte in verità dell’Alaska Route 1. Il punto di maggior interesse è senz’altro il Matanuska Glacier, accessibile via auto (fa parte di una riserva privata quindi viene richiesto un pedaggio di accesso), che noi però decidiamo di ammirare solo dai punti panoramici lungo l’autostrada. Ci fermiamo a Palmer per pranzo.

Palmer ha una storia davvero particolare. Nel 1935, in seguito alla grande depressione, fu oggetto di un importante esperimento di carattere economico-sociale. Le sue terre vennero messe a disposizione di alcune famiglie contadine provenienti da altri stati americani. Lo scopo era duplice: popolare la zona e dare una seconda possibilità a chi in quel periodo aveva perso tutto. Oggi Palmer è il centro agricolo più importante dell’Alaska grazie alle sue condizioni climatiche assai particolari che ne fanno un territorio molto fertile. Vicino al centro visitatori è possibile ammirare un “orto-museo” che contiene fiori e ortaggi coltivati nella zona.

Girdwood è una cittadina molto piccola ma vivace, situata in una valle spettacolare circondata da montagne e ghiacciai, nonché punto di accesso per la Foresta di Chugach). Qui c’è anche un importante comprensorio sciistico. Sarà la nostra base per due giorni. Alloggiamo all’Alyeska Hostel, che più che un ostello è una casa privata con alcune camere a disposizione per gli ospiti. Consigliatissimo.

GIORNO 9 PORTAGE GLACIER, HOPE

Al mattino ci dirigiamo verso il vicino Portage Lake per partecipare all’escursione in barca verso l’omonimo ghiacciaio. Avendolo deciso solo il giorno prima siamo senza prenotazione, arriviamo mezz’ora prima della prima uscita e ci sono ancora diversi posti disponibili. Vi sono cinque crociere al giorno e volendo si può prenotare online. Il giro in barca dura un’oretta e ci porta molto vicino al ghiacciaio, tanto che riusciamo a sentirne il freddo e, soprattutto, il rumore. Il rumore di un ghiacciaio è qualcosa di veramente sconvolgente. Silenzioso ed assordante allo stesso tempo. Fino a quando un pezzo di ghiaccio si stacca e sconvolge tutto quel precario equilibrio. Un’esperienza davvero unica.

Ci dirigiamo poi verso Hope, una cittadina storica, nata nei primi anni della corsa all’oro. C’è un bel museo a cielo aperto che merita di essere visitato, con alcune casette in legno che riproducono vita quotidiana e lavorativa negli anni a cavallo tra il XVIII e XIX secolo. Hope si affaccia sulla baia di Turnagain e qui, dove oceano e fiume si incontrano, si assiste ad un paesaggio davvero fuori dal comune e fuori dal mondo, per così dire. Migliaia sono i salmoni che nuotano in queste acque, nel disperato tentativo di tornare nel luogo dove sono venuti al mondo. Qui, in questo piccolissimo angolo di mondo, c’è tutta l’Alaska, quella che avevo sempre sognato leggendo libri e guardando film.

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L’incredibile spettacolo del Portage Glacier
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Lo spettacolare paesaggio di Hope

GIORNO 10 COPPER LANDING, SEWARD

Comincia così la nostra seconda settimana di viaggio in Alaska, nel cuore della Kenai Peninsula. Ci dirigiamo verso Copper Landing per intraprendere un trail lungo, sebbene non particolarmente difficoltoso. È il Russian River Falls Trail, quasi 8 km (andata e ritorno) in mezzo a boschi lussureggianti. Raggiungiamo una piccolissima radura con spettacolari cascate dove, ancora una volta, i salmoni saltano con una forza inaudita. Dopo l’ennesimo panino ci dirigiamo verso Seward.

Seward è un porto molto importante. Punto di partenza (o di arrivo) per la maggior parte delle navi da crociera (anche la nostra, infatti, salperà da qui), accesso principale per il Kenai Fjord National Park e centro nevralgico per la pesca locale. Seward è, in verità, poco più di un paesino, ma è molto affascinante e caratteristico.

GIORNO 11 KENAI FJORD NATIONAL PARK

Questa è la giornata dell’escursione in barca. Ci affidiamo a Major Marine Tour che propone escursioni di diversa lunghezza e durata, alla scoperta di ghiacciai, baie ed insenature all’interno di questa incredibile riserva naturale. Noi abbiamo scelto la versione da quasi 8 ore, prenotandola con un paio di mesi di anticipo. Questo genere di escursioni, in Alaska, costa parecchio. Parliamo, in questo caso, di circa 500€ per tre persone, pranzo incluso. Sono soldi ben spesi a mio avviso, venire da queste parti senza ammirare il fiordo di Kenai sarebbe un peccato.

L’escursione si rivela infatti indimenticabile. Ci avviciniamo a diversi ghiacciai, uno spettacolo che difficilmente riuscirò a dimenticare. Per il rumore, i colori, l’aria gelida e profumata che trafigge la pelle. Forse, la giornata più bella in questo nostro itinerario di viaggio in Alaska.

In serata, ci godiamo un’altra birra nel birrificio locale e una gustosa cena a base di pesce.

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Kenai Fjord National Park

GIORNO 12 SEWARD – ANCHORAGE (200 km)

La mattinata la dedichiamo all’acquario di Seward. Non è grandissimo e costa abbastanza ($29,95 per gli adulti, $17,95 per i bambini dai 4 anni in su), però è davvero una bellissima esperienza. L’acquario è molto ben curato, al suo interno si possono ammirare foche, un gigantesco leone marino, diverse specie di uccelli e, ovviamente, pesci di tutte le sorti. Il percorso didattico interattivo è particolarmente indicato per i bambini ed è centrato in particolare sulle questioni ecologiche. Ci è piaciuto davvero molto.

Ci dirigiamo quindi verso Anchorage, fermandoci in una delle tante aree pic-nic per il nostro consueto pranzo al sacco (parlerò di costi di viaggio in un altro post, ma potrete facilmente intuire che panini e pasti al microonde sono uno dei tanti espedienti per risparmiare un po’).

In serata facciamo un primo giro in centro città e mangiamo un hamburger.

GIORNO 13 – ANCHORAGE

Anchorage viene definita da molti come la “Big Apple del Nord”. Non sono mai stata a New York ma immagino che il paragone sia dovuto ai (pochi) grattacieli presenti nel più grande centro urbano dell’Alaska (poco più di 294.000 abitanti). Anchorage è una tipica città americana: si sviluppa in altezza, c’è tanto cemento e le strade sono vuote. Nessuno cammina a piedi se non i turisti, i quali si aggirano spaesati alla ricerca dell’ennesimo souvenir (la via più trafficata è infatti quella con i negozi per turisti).

Vi sono alcuni musei di pregio, questo va detto, ma a me la città non è piaciuta particolarmente. L’Alaska Museum è comunque una tappa da non perdere se volete conoscere tutto, ma proprio tutto, di questo incredibile territorio. Ad ogni modo, tra un playground, una passeggiata e una birra, la giornata trascorre velocemente.

GIORNO 14 RITORNO A SEWARD E IMBARCO

Dopo aver consegnato l’auto in aeroporto (avremmo potuto lasciarla a Seward ma c’è solo una compagnia di noleggio che lo consente e il drop-off è davvero molto caro) prendiamo un bus gran turismo che ci porterà direttamente all’imbarco crociere a Seward.

La nostra crociera sarà con Royal Caribbean, a bordo della “Radiance of the Sea”. Di fronte ad un colosso simile ci sentiamo davvero piccolissimi ma, al tempo stesso, emozionati per questa nuova esperienza. Le formalità per l’imbarco sono assai veloci (molto simili a quelle di un check-in in aeroporto, ma con zero file) e in pochi minuti ci ritroviamo a bordo, pronti per esplorare tutti gli angoli della nave, che salperà alle 21.

GIORNO 15 NAVIGAZIONE – HUBBARD GLACIER

Il primo giorno di crociera è di sola navigazione. Approfittiamo per divertirci in piscina (non è caldissimo ma c’è la vasca coperta) e faccio persino una corsa in palestra! Nel pomeriggio raggiungiamo l’Ubbard Galcier, l’unico ghiacciaio in tutta l’Alaska che al momento si trova in fase di espansione. Effettivamente è enorme, mastodontico, il più grande che abbiamo visto durante il nostro itinerario di viaggio in Alaska.

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Hubbard Glacier

GIORNO 16 JUNEAU

Juneau è la capitale dell’Alaska. Con i suoi circa 30.000 abitanti è, di fatto, una cittadina che vive di turismo, grazie soprattutto alle grandi navi da crociera. Il Mendenhall glacier è probabilmente la meraviglia naturalistica più conosciuta per cui i viaggiatori decidono di venire da queste parti. Noi non facciamo eccezione e decidiamo di volerlo vedere. Lo facciamo però in modo autonomo. Per arrivare al ghiacciaio si può prendere un bus navetta, decisamente più comodo, che arriva fino al centro visitatori. In centro città è pieno di tour operator che propongono questo servizio. Costa $45 dollari a persona, oppure si può acquistare un’escursione con la compagnia di navigazione ad un prezzo più o meno uguale.

Noi invece decidiamo di prendere il bus cittadino, pubblico, che parte dalla stazione centrale al modico prezzo di $4 a persona (bambini gratis). La differenza è che la fermata è a circa 2,4 km dal centro visitatori. Se non vi dispiace camminare è senz’altro la soluzione più economica.

Il Mendenhall clacier è senza dubbio spettacolare, ma di tutti i ghiacciai che ho visto in questo itinerario di 3 settimane in Alaska è quello che meno mi ha impressionata, sicuramente anche perché lo si può ammirare solo da lontano (per avvicinarsi occorre partecipare ad un’escursione in barca o in elicottero).

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Mendenhall Glacier, vicino a Junea

GIORNO 17 SKAGWAY

Decidiamo di prenotare un’escursione con Royal Caribbean. Si tratta del giro in treno lungo il White Pass. Si tratta di una linea ferroviaria costruita alla fine del XIX secolo per agevolare gli spostamenti dei numerosi pionieri che dovevano transitare tra Alaska e Canada (a piedi lo facevano attraverso lo storico Chilkoot Trail, ancora oggi percorribile dagli escursionisti più esperti). La ferrovia è stata chiusa nel 1982, per riaprire poi sei anni dopo per soli scopi turistici.

L’escursione due tre ore scarse e regala effettivamente panorami davvero spettacolari. Se vi è mai capitato di attraversare un passo montano in auto forse capirete di cosa sto parlando, ma immaginatelo in uno spazio talmente ampio da non capire dove inizia e dove finisce il percorso che state facendo.

Per il resto, Skagway è una cittadina che ruota tutta attorno al turismo delle grandi navi, è carina ma oltre ad una via piena di negozi non c’è molto (se si esclude il birrificio locale!).

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In treno, lungo la White Pass e Yukon Railway

GIORNO 18 ICY STRAIT POINT

Più che un villaggio direi quasi un’insenatura. Il panorama è assai suggestivo, appena si oltrepassa il pontile del piccolo attracco (riservato alle grandi navi) si notano alcuni ristoranti, una bella spiaggia di sassi ed alcuni negozi di souvenir. Qui poterete partire per alcuni trail nel cuore della foresta oppure provare la zip line. Noi prendiamo il bus per Hoonah, una piccolissima comunità a pochi chilometri di distanza.

Questo villaggio secondo me è stupendo, così perfettamente inserito nel contesto naturalistico che lo circonda, un luogo davvero surreale. Rimaniamo qui tutta la mattinata per goderci l’aria fresca, il silenzio e scambiare due parole con un artista locale che intaglia il legno in modo spettacolare.

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La piccola comunità di Hoonah

GIORNO 19 KETCHIKAN

Rinunciamo, seppur a malincuore, all’uscita in barca nel Misty Fjord. Ci abbiamo pensato parecchio per via del prezzo, sarebbero stati 650€ in tre, alla fine decidiamo che l’escursione nel Kenai poteva essere sufficiente. Quindi decidiamo di visitare il Saxman Totem Park (preso bus di linea per un totale di 8€, contro i 35€ a testa richiesti per la visita guidata con bus privato), che di fatto è uno dei luoghi di maggior interesse della città.

Nel pomeriggio facciamo il giro a piedi itinerante per la città, consigliato dalla guida che troviamo nel centro visitatori. Salmoni ovunque che risalgono, stoici, la corrente del fiume. Spettacolare è dir poco!

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La piccola e pittoresca Ketchikan

GIORNO 20. NAVIGAZIONE – INSIDE PASSAGE

Difficile raccontare la meraviglia di questa natura incontaminata, dove non vive nessuno per centinaia di chilometri. Balene e orche ci accompagnano per buona parte di questo viaggio in mezzo al nulla. Veramente emozionante. Trascorriamo buona parte del pomeriggio sul ponte della nave per ammirare questo spettacolo che ci lascia senza fiato. L’Inside Passage è un continuo susseguirsi di baie, fiordi, spiagge e boschi. Ogni tanto (e intendo ogni qualche centinaio di chilometri) si intravede una piccola casetta, dimora di qualcuno che, evidentemente, non è interessato alla compagnia altrui!

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Navigando lungo l’Inside Passage
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Sulla punta della nave, ammirando l’Inside Passage

GIORNO 21 VANCOUVER

Arriviamo a Vancouver alle 7 del mattino, sbarchiamo circa un’ora dopo, non prima di aver consumato l’ultima, abbondantissima colazione a bordo (ma quanto si mangia in crociera??). Giornata trascorsa tra lo Stanley Park e il downtown (essendoci già stati l’anno scorso, ce la siamo presa proprio come una giornata di spasso). Se vi interessa la città, vi lascio la mia guida su cosa vedere a Vancouver in due giorni.

GIORNO 22 RIENTRO IN ITALIA

Il nostro itinerario di viaggio in Alaska termina quindi in Canada. È da Vancouver che prendiamo il nostro, tristissimo volo di ritorno. Viaggiamo con Air Canada, con un velocissimo scalo a Montreal, che rende la traversata comunque piuttosto veloce. Arriviamo a Venezia in tarda mattinata, del giorno successivo.

8 Comments on “Alaska: itinerario di viaggio in 3 settimane”

  1. Letto due volte: la prima, velocemente, scorrendo, per farmi un’idea generale del viaggio, la seconda, mooolto lentamente, soppensando nomi e luoghi, cercando su una mappa i vari posti. Che dire, un sogno che coltivo anche io da anni e quindi per me davvero affascinante! Aspetto i successivi post che leggerò con vera gioia! E ovviamente, giro subito il link a mio matito e compagno di scorribande! 🙂

    1. Ciao Elena! Mi fa piacere che l’articolo ti sia piaciuto! Più che altro mi auguro possa esserti utile per la stesura di un TUO itinerario in Alaska!

    1. Ciao Sonia! Ho pubblicato un post con i costi di viaggio giusto due giorni fa. Se vai nella homepage lo vedi subito perché é l’ultimo pubblicato!

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