Viaggio nell’America perduta di Bill Bryson

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Scegliere il compagno di viaggio ideale non è impresa da poco. Deve essere affidabile e divertente allo stesso tempo. Con Bill Bryson penso mi divertirei davvero un sacco, specie se insieme dovessimo viaggiare attraverso la sua America Perduta, a bordo della sua sgangherata Chevette (presa in prestito dalla mamma, a dire il vero). L’America più autentica, desolata e iconica. Quella lontana anni luce dalle spiagge assolate della California e dai grattacieli di New York. L’America di provincia, di fine anni ’80.

America Perduta è uno dei romanzi più iconici di Bill Bryson, il giornalista dell’Iowa, emigrato nel Regno Unito poco più che ventenne e che, a distanza di venti anni, decide di visitare il suo paese natio. Osservandolo con gli occhi di un turista.

In questo blog post vi racconto le mie impressioni su America Perduta di Bill Bryson, un libro da leggere assolutamente prima di intraprendere un viaggio negli Stati Uniti ma anche, perché no, semplicemente per viaggiare dal proprio divano.

death valley strada

America on the road

America Perduta di Bill Bryson

“È tipico dell’America. La sua grandezza semplicemente assorbe i disastri, li mimetizza con la sua vastità.”

Bill Bryson nasce a Des Moines, Iowa. Lascia gli Stati Uniti per la prima volta poco più che ventenne per dedicarsi ad un viaggio in Europa di alcuni mesi (e che noi lettori possiamo conoscere tra le pagine di “Una città o l’altra”). Si ferma per la prima volta nel Regno Unito nel 1973, dove inconta la sua futura moglie, che in effetti sposa due anni dopo. Dopo un paio di anni trascorsi negli USA, Bill Bryson ritorna stabilmente nel Regno Unito, dove rimarrà per quasi vent’anni.

Giornalista prima (The Times, The Indipendent), scrittore poi, Bill Bryson è autore di irriverenti reportage di viaggio, divenuti celebri in diverse parti del globo, tutti caratterizzati dallo stesso denominatore comune: ironia e grande spirito di osservazione.

America Perduta è il resoconto del grande viaggio americano intrapreso da Bill Bryson alla fine degli anni 80, dopo la lunga parentesi inglese. Se dovessimo trovare un filo conduttore che collega la prima pagina all’ultima , questo è propria la sensazione di turista provata dall’autore che ritorna nel suo paese di origine dopo tanti anni trascorsi all’estero.

“Ehi, bello, da dove vieni?”. Siccome non volevo raccontarle tutta la mia vita, risposi solamente: “Gran Bretagna”. “Sai una cosa, bello?”, aggiunse. “Parli bene l’inglese, per essere uno straniero.”

L’autore compie un un giro ad anello partendo da Des Moines, sua città natale, percorrendo 22.475 chilometri (a bordo dell’auto di sua madrea), attraverso quaranta stati. Nel mezzo, una lunga serie di motel, cartelloni pubblicitari, porzioni di junk food e, sopratutto, di immancabili curiosistà storiche e politiche.

America Perduta di Bill Bryson è una sorta di piccolo Bignami di storia americana. Ogni tappa, anche la più insignigicante (almeno sulla carta) è sempre accompagnata da un aneddoto curioso che l’autore sembra voler regalare al lettore come una sorta di ricompensa.

Bill Bryson appare negativamente impressionato dalla sua terra natia, che non si trattiene dal criticare, anche per gli aspetti apparantemente più leziosi o meno significativi. Dai negozi di souvenir alla politica estera, nulla sfugge al giudizio, spesso impietoso, dell’autore.

“Non c’è nulla che possa prepararvi al Grand Canyon. Indipendentemente da quanto abbiate letto sull’argomento o da quante immagini abbiate visto, la visione è sempre mozzafiato. La mente, incapace di concepire uno spettacolo di questa portata, semplicemente soccombe e, per lunghi istanti, vi sentite una nullità, rimanete senza parole né fiato, e provate solo un inenarrabile sgomento davanti a un fenomenale spettacolo così immenso, meraviglioso e silenzioso.”

America Perduta di Bill Bryson è un libro che consiglio in particolare a chi ha viaggiato o ha in programma di viaggiare negli Stati Uniti, ma anche a chi ama quel genere di letteratura brillante e ironica che finisce sempre con il lascirti un po’ di amaro in bocca.

Ma anche a chi ancora non ha smesso di credere nel grande sogno americano.

“Non mi hanno é sparato né rapinato. L’auto non si è rotta. Non sono mai stato avvicinato da un testimone di Geova. Ho ancora 68 dollari e un paio di mutande pulite. Non sempre i viaggi finiscono così bene.”

tour parchi americani ovest

Grand Canyon, una delle tappe del viaggio di Bill Bryson